Paolo Maria Deanesi Gallery

MICHELE PARISI | IMPRESSING LIGHTS

 

MICHELE PARISI - IMPRESSING LIGHTS

12.12.2014 > 31.01.2015

La personale “IMPRESSING LIGHTS” alla Paolo Maria Deanesi Gallery di Trento, presenta gli esiti della ricerca più recente del giovane artista trentino Michele Parisi. Oltre a una decina di opere pittoriche su carta velina, viene proposta un’installazione site-specific, pensata appositamente per gli spazi della galleria. Quattro camere ottiche puntate verso il soffitto, catturano ognuna un particolare dell’antico affresco presente sul soffitto. Attraverso uno specchio posto a 45 gradi ne proiettano poi un dettaglio in versione amplificata e rovesciata. Il visitatore può dunque addentrarsi come un voyeur sotto il telo nero posto in prossimità delle piccole camere, e assistere alla genesi dell’immagine.

Un invito a fare esperienza della magia di questo fenomeno, ma anche un’esortazione all’indugio e ai dettagli, a porre attenzione su ciò che non è direttamente ad altezza di sguardo. Il rimando tra la messa in scena del processo e l’esito formale che lo stesso genera, trova compimento nel fatto che le immagini da cui prendono le mosse i lavori a parete sono proprio i dettagli del soffitto.

L’astrazione di Michele Parisi è una proiezione poetica e impalpabile dell’ombra delle cose. È un’arte leggera e sulfurea, che si focalizza sulla sensazione, puntando a rappresentare il puro farsi e trasformarsi delle immagini attraverso modus operandi alterati da procedimenti tecnici e chimici. Un percorso inconsueto, che riflette una ricerca totalmente calata nelle possibilità espressive della contemporaneità, ma che allo stesso tempo riecheggia le pratiche utilizzate agli albori della fotografia.

La camera ottica (o camera oscura) fu ampiamente impiegata da molti scienziati e pittori soprattutto tra il XV e il XVIII secolo. Citata da Aristotele nel IV secolo e descritta da Leonardo agli inizi del Cinquecento, è un dispositivo in cui rintracciamo le basi della tecnica fotografica. Si compone essenzialmente di una scatola oscurata, con un foro stenopeico sul fronte e un piano di proiezione dell’immagine sul retro.

L’installazione alla Deanesi Gallery riprende il metodo utilizzato da Parisi per realizzare le sue opere pittoriche. Il punto di partenza di queste è infatti lo scatto in un momento preciso di un oggetto, un ambiente determinato. Vi è poi un processo fatto di attese, in camera oscura, di gesti pazienti e reazioni chimiche. Poi la pittura, in questo caso pigmenti impastati con olio di papavero, stesure tono su tono, elementi che accentuano talvolta alcuni tratti e ne cancellano altri. Una stratificazione tonale che a seconda delle condizioni luminose e climatiche va ad oggettivare la suggestione legata al luogo, o meglio, all’atmosfera del luogo, dov’è avvenuto lo scatto iniziale.

I tempi lunghi di posa, esposizione ed elaborazione, conducono a un equilibrio formale attentamente cercato, che non manca su carta velina di rivelare sbavature, imperfezioni. Così gli strappi, il rattoppo, la stiratura, l’osservazione a distanza, il colore, ancora rattoppo, ancora stiratura. Sottoposta a una prima lavorazione con pennelli e rulli su carta o tela, l’immagine comincia ad assumere la propria autonomia referenziale. Buona parte del lavoro si svolge in camera oscura, le riprese vengono invece realizzate in pellicola o su lastra, così che gli strumenti fotografici diventano veri e propri medium pittorici.

Agli inizi del secolo scorso il movimento americano della Photo-secession fu promotore di una concezione della fotografia come arte, in particolare attraverso la poetica definita “pittorialismo”. Se lo scopo dei pittorialisti fu quello di apportare la manualità e il senso estetico necessario per rendere la fotografia un’opera comparabile a quella delle arti maggiori, l’intento che li accomuna all’opera di Parisi consta nel concepire le tecniche della fotografia come ricettario di possibilità formali per realizzare effettivamente della pittura. La fotografia non assume in questa prospettiva il valore di medium tipico dell’epoca della riproducibilità tecnica, ma diventa strumento espressivo da esplorare e comprendere, per essere utilizzato anche come supporto alle arti tradizionali.

Ogni momento della messa in forma in Parisi é vissuto senza fretta alcuna, in contemplazione e confronto continuo, cogliendo momento per momento i dati immediati dello scorrere dell’esistenza, come direbbe Henri Bergson, i dati immediati della coscienza.

Un processo che, é bene sottolineare, genera ogni volta un’opera artistica unica, non riproducibile in serie. La luce naturale (light) é forma agens, materiale primario che determina l’impressione (impression), potremmo dire, il segno, l’impronta su tela. Il termine impressing, si riferisce nel titolo della mostra anche all’effetto lasciato da una cosa nell’animo, a qualcosa che “preme contro”, che suscita in noi un’emozione, un coinvolgimento.

L’installazione alla Deanesi Gallery sintetizza a pieno sapienza tecnica e tocco poetico, tendenza il controllo assoluto e dispersione totale. Interroga il mistero della rappresentazione, dell’esistenza delle cose in senso bidimensionale. Così è l’immagine di Michele Parisi, non meramente una “cosa”, e non meramente una “rappresentazione”, bensì una rielaborazione dell’essere al mondo delle cose. La ricerca non della loro essenza, di una realtà metafisica, che le trascenda, ma della manifestazione colorante che le lascia volgere alla ri-scoperta della loro declinazione intraterrena.

      

Camilla Martinelli

 

Michele Parisi è nato nel 1983 a Riva del Garda (TN). Dopo aver conseguito la maturità all’Istituto d’Arte F. Depero di Rovereto, si è laureato in pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Ha esposto in Italia e all’estero: presso la Galleria Vero Stoppioni di Forlì-Cesena, al Museo di Lissone, Monza, alla Fondazione Zappettini di Chiavari, Genova, alla Galleria Lorenzelli di Milano e alla Kunstlerhaus di Monaco di Baviera. Nel 2010 ha vinto il Premio Federculture “Centro-Periferia” e tenuto una personale presso il Teatro dei Dioscuri di Roma. Altre mostre personali: In silenzio, Galleria Il Castello, Trento (2011), Stanze imparate a memoria, Upload Art Project, Trento (2012), Dalla finestra entrava il mattino, MAG Riva del Garda (2014). Tra le più recenti mostre collettive si ricordano: Die Lichtung, Kunsthalle Eurocenter Lana, Bolzano (2013), “Tracce” Evanescenze private. Intensità condivise, Polveriera Guzman, Orbetello, Grosseto (2014). Dal 2012 ad oggi ha tenuto workshop d’artista presso il MART di Rovereto, il Museo Diocesano di Trento e la Fondazione Pinacoteca Agnelli di Torino. Vive e lavora ad Arco (TN).

Press