Paolo Maria Deanesi Gallery

ARNOLD MARIO DALL’O – Western Files

Dal 12.05.2007 al 16.06.2007

Il lavoro di Arnold Mario Dall’O ha un principio assoluto e una forma variabile. Cerca di non disperdere la tradizione occidentale alle immagini, agli archivi, alla catalogazione, mentre nello stesso tempo introduce il disordine dell’arte, quella libertà associativa che crea oggetti nuovi da altri meglio conosciuti o anche quotidiani. Genere prossimo e differenza specifica: la conoscenza del nostro mondo è ancora aristotelicamente a questi capisaldi. Se proviamo a mescolare queste posizioni abbiamo l’effetto dello straniamento, dell’alienazione. Abbiamo in pratica la condizione dell’artisticità, di una categoria di oggetti che prima non esistevano. E sono anche oggetti che hanno la proprietà di farci cambiare opinione sul mondo. E’ come se la loro esistenza modificasse tutto il resto, anche le cose che conoscevamo da sempre e cui ormai eravamo abituati. Dopo, le vediamo in un modo diverso, nuovo, anche se non esattamente positivo. Le accurate e sofisticate composizioni di Dall’O sono accumuli di meraviglie, alla maniera delle Wunderkammer, ogni suo lavoro è una piccola Ambras. Le parole che vi compaiono sono come delle etichette, delle didascalie, che illuminano l’abisso di una mancata corrispondenza tra le cose e i loro nomi. (.) Valerio Dehò

Arnold Mario Dall’O’s work is absolute in principle and variable in form. He tries not to throw out the western tradition of images, archives and cataloguing, but at the same time introduces the disorder of art, the freedom of association by which new objects are created out of other better-known, even everyday m terial. Proximate genus and specific difference: knowledge in our world is still Aristotelianly anchored to these cornerstones. If we try mixing the positions, we gain the effect of estrangement, alienation. In practice we have the condition of artisticity, a category of objects that used not to exist. They are also objects whose property it is to make us change our opinion of the world. It is as though the fact of their existing changed all the rest, even what we have always known and grown accustomed to. Afterwards we see things in a new and different, and not exactly positive, light. Dall’O’s careful, sophisticated compositions are clustering wonders, Wunderkammer: each work an Ambras in miniature. The words that appear are like labels, captions, shedding light on the dark gulf where things and their names fail to correspond. (.) Valerio Dehò

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