Nato nel 1953 a Crispano (NA), in Italia. Vive e lavora a Padova, Italia.

(…) Dal Gran Tour nel mediascape, Antonio De Pascale riporta stereotipi ed iconografie dei prodotti e della comunicazione di massa, ne decostruisce gli elementi linguistici elementari e li riassembla in modo inedito, inserendo  fattori di disturbo  sia a livello formale sia a livello concettuale. 

Immagini, prodotti, loghi e packaging vengono clonati e geneticamente modificati, per essere riprodotti pittoricamente con acrilici su tela in scala inconsueta; il prototipo fissato nell’immaginario collettivo subisce un sovraccarico di senso: punto di rottura fra la pervasività dei media e l’inevitabilità del reale (…)

Oggetto e soggetto, nel lavoro di Antonio De Pascale, la pittura dimostra come possa flettere in sottigliezza critica proprio quella inevitabile inattualità che il medium si porta dietro, in bilico fra derive di senso ed effetti di straniamento.

(…) Ciò che non cessa di colpire nel suo lavoro è proprio li fatto che più che di opere, si tratta di pratiche”, cioè di sessioni di lavoro le quali naturalmente sono in perpetua mutazione, alla ricerca costante del “punto debole” dove la comunicazione mediale contraddice e insieme svela se stessa. (M. Senaldi)

 

Born in 1953 in Crispano (NA), Italy. Lives and works in Padua, Italy.

(…) From a “Grand Tour” through the mediascape Antonio De Pascale brings back stereotypes and iconographies of mass products and mass communication. He deconstructs their basic linguistic elements and reassembles them in an unprecedented way, introducing disturbing factors both at a formal and a conceptual level.

Images, products, logos and packaging are cloned and genetically modified to be reproduced in painting with acrylics on canvas of unusual dimensions. The prototype imprinted in the collective imagination  becomes overloaded with meaning: breaking point between the pervasive impact of the media and the inevitability  of reality. (…)

Object and subject, in the work of Antonio De Pascale, painting demonstrates how it can flex in critical subtlety precisely that inevitable “outdated” the medium carries with it, poised between drifts of meaning and effects of estrangement. (…) The most striking aspect of his work is the fact that his art is based more on practices than works, that is sessions of work in never-ending mutation constantly searching for the “weak spot” where media communication contradicts and reveals itself at the same time (M. Senaldi)

 


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