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Paola
Di Bello, Igor Ekinja, Andreas Gefeller, Diango Hernández,
Verena Kastrati, Jacopo Mazzonelli, Sabrina Mezzaqui, Luis
Molina-Pantin, Paolo Piscitelli, Luca Pozzi, Jacopo Prina,
Moira Ricci, Nikola Uzunovski, Arianna Vanini, Zlatan Vehabovic,
Driant Zeneli.
Who want to use my windows? attraverso
le opere di sedici artisti pone l'accento sul ruolo della
galleria come centro di relazioni tra la galleria stessa,
gli artisti, altre gallerie, il pubblico e il sistema dell'arte.
Ben al di là di luoghi meramente deputati al mercato,
molte gallerie sono innanzitutto crocevia di incontri, contaminazioni
e sinergie che in esse nascono, da esse vengono attivate o
semplicemente accolte e rese visibili al pubblico. Il titolo,
ironico e provocatorio - tratto da un'opera di Diango Hernandez
- tra i primissimi artisti con cui la Paolo Maria Deanesi
Gallery ha lavorato, si trasforma in un riferimento ad un'area
di potenzialità: utilizzare la vetrina di una galleria
significa non solo collocarsi nella zona di contatto tra gli
spazi della galleria e il mondo esterno, ma accedere a tutte
quelle dinamiche proprie del sistema in cui essa è
inserita e divenirne insieme fruitori e attori. Proprio in
virtù di questo riferimento in mostra, accanto ad artisti
della Deanesi Gallery - Igor Ekinja, Diango Hernández,
Luis Molina-Pantin, Paolo Piscitelli, Jacopo Mazzonelli e
Zlatan Vehabovic (questi ultimi due alla loro prima presenza
in una mostra in galleria) - sono stati invitati artisti che
lavorano con altre gallerie, italiane e straniere (molti dei
quali per la prima volta in regione) - Paola Di Bello, Andreas
Gefeller, Verena Kastrati, Sabrina Mezzaqui, Luca Pozzi, Jacopo
Prina, Moira Ricci, Nikola Uzunovski, Arianna Vanini - e artisti
indipendenti, come Driant Zeneli.
Attraverso fotografia, pittura, video e installazione la mostra
compie un passo successivo, quanto mai naturale ma non scontato:
se la vetrina - fisica o in senso alto - riesce ad intercettare
l'osservatore, anche casuale, ed entrare in efficace contatto
con lui, quest'ultimo viene proiettato in una dimensione altra,
quella che le opere esposte pongono in essere. La dinamica
si basa, infatti, sull'attrarre visitatori che accedano ad
un'altra "finestra": il punto di vista dell'artista,
di cui le opere costituiscono tappe di una ricerca e di cui
rappresentano l'accesso. Alcuni dei lavori esposti richiamano
la fisicità della finestra come punto osmotico, altri
invece la sottendono, altri ancora si collocano sulla soglia
di un incontro prima visivo e poi mentale, ma l'accesso ultimo
è sempre quello della dimensione interiore del visitatore.
Il nesso tra i lavori in mostra diviene quindi l'apertura
a complessità differenti, un riflettere sulla connessione
di punti di vista che non sempre convergono, ma ruotano attorno
all'osservare stesso come ingresso in una dimensione altra
mediante un processo di incontro, che necessita di un punto
di attivazione, quale un luogo deputato al contemporaneo come
una galleria può diventare.
Si ringraziano Federico Bianchi Contemporary Art (Milano),
Federico Luger (Milano), Galleria Massimo Minini (Brescia),
Rehbein Galerie (Colonia, D), Tucci Russo - Studio per l'arte
contemporanea (Torre Pellice - Torino), Galleria 42 (Modena).
A cura di Silvia Conta
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