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Le recenti sculture di Simone
Racheli sono state realizzate fondendo la cera e confondendo
le forme in specie di golem biomeccanici che stanno tra il manichino
anatomico e l'elettrodomestico, tra l'orrore del cadavere sezionato
e la rassicurante normalità delle cose di casa.
La pelle di un attaccapanni, i muscoli
di una bicicletta, i peli di una scopa, il grasso di un asciugacapelli,
le ossa di una poltrona, sono le visioni di un mondo post-umano
tanto mostruoso quanto verosimile. Sono le reliquie di un'operazione
autoptica che cerca, attraverso il fare tradizionale della
scultura, la bellezza come traccia inconfondibile della vita
e derisione della morte.
Il suo merito sta nel creare mostri
pieni di vita e anche di armonia, assurdi ma, in questo, così
carichi di umanità. Analogie, fusioni, confusioni,
metafore, verosimiglianze sono i suoi strumenti plastici,
anime di una scultura nella quale è fortunatamente
impossibile tracciare la linea di confine tra il reale ed
il fantastico, ad un tempo così trascendente e naturale.
Catalogo in galleria con introduzione
di Didi Bozzini e testo critico di Marco Senaldi, Nicolodi
editore.
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